Mi fanno tenerezza le persone che mangiano

Mi hanno sempre fatto tenerezza le persone mentre mangiano. Non so perché, ma mi hanno sempre fatto tenerezza. Non smetto di chiedermi perché mi fanno tenerezza le persone che mangiano, così come le persone non smettono di farmi tenerezza mentre mangiano. Ho una teoria: forse, nonostante le differenze, le divergenze, le razze, gli odori, mangiare è una cosa che facciamo tutti, in un modo o nell’altro. Ed è una cosa che abbiamo sempre fatto e che non smetteremo di fare mai. Forse vedere qualcuno mentre mangia è come vederlo nudo. Forse è come vederlo da piccolo, forse è come vederlo umano e quindi fragile.

Era da un po’ che non pensavo a quanto mi fanno tenerezza le persone mentre mangiano. Stamattina ci ho pensato: ero in macchina, nel traffico, stanca. Avevo la musica alta ma non tanto alta da invadere le macchine altrui, non tanto alta come quella di uno dei miei vicini di coda. Avrà avuto 20 anni, viso alla Leonardo DiCaprio ma capelli castani e taglio strafottente. Non solo la sua musica copriva la mia, ma aveva deciso di infilarsi tra una macchina e l’altra invadendo la corsia opposta di tanto in tanto. Non vedevo l’ora che toccasse a me averlo accanto. Socchiudo gli occhi, un po’ alla miope e un po’ alla Verdone avvelenato, giro lentamente la testa e lo guardo.

“Me devi venì addosso se voi passà, brutto deficiente”, penso. Poi, quando mi giro, vedo che nella mano destra che sfiorava il cambio aveva una Kinder Brioss, incartata alla base, nuda e semi morsa in alto. Una merendina Kinder, una di quelle con lo zuccherino sopra, quelle con la marmellata dentro e le righe bianche di (non ho mai capito se) latte, panna o altro.

Sono passati pochi secondi ma in quei pochi secondi ho guardato il piccolo DiCaprio di Bravetta, l’ho visto svegliarsi assonnato, fare colazione veloce, l’ho visto vestirsi, cambiando gli abiti davanti allo specchio due o tre volte prima di decidersi, l’ho visto aprire l’anta della dispensa della sua cucina, guardare il pacco delle Kinder Brioss, ho visto sua mamma ferma davanti agli scaffali del supermercato indecisa tra quel tipo di merendine o quelle al cioccolato, l’ho vista pensare al figlio, o ai figli, scegliere quelle all’albicocca, che è il giusto compromesso tra “le merendine fanno male ma almeno queste hanno la frutta dentro”, l’ho visto mettere la Kinder Brioss dentro lo zaino, prendere la macchina della madre o del padre, o forse anzi, proprio sua. L’ho visto piccolo, come piccola sono stata io. L’ho visto in ritardo, come in ritardo sono stata anche io. Soprattutto, l’ho visto mangiare. E mi ha fatto tenerezza.

Mi sono ammorbidita. E l’ho fatto passare. E ho pensato che forse dovremmo tutti provare un po’ più di tenerezza nei confronti degli altri. Anche se sono strafottenti. Dobbiamo ammorbidirci. Perché se sei morbido, quando le cose ti arrivano addosso ti puoi divincolare, le puoi evitare. Se sei rigido ti arrivano in faccia e, a volte, fanno male.

Un americano a Roma (1954)

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