Un paese di vecchi e arrabbiati

La mia amica Siria mi ha chiamato l’altro giorno. Da lei, a Roma, erano le 6.20 del pomeriggio. Da me, a New York, le 12.20. Sono rimasta stupita quando ho visto la sua foto a tutto schermo sul telefono che squillava, perché non ci sentiamo spesso ed entrambe odiamo parlare al telefono. Ci siamo conosciute ad un corso di drammaturgia, uno di quei seminari intensi di due giorni in cui ti bombardano di informazioni e quando ne esci ne hai assimilate due, che però poi ti tornano utili. E siamo rimaste amiche. Mi chiede se a New York è più facile, ma non so risponderle, è troppo presto. Per ora mi sento sperduta, ma so che ci vuole tempo e non mi lamento, le dico. Chi si lamenta è Siria. Mi dice che ha inviato le sue cose ad almeno quaranta persone. Nessuno legge, nessuno è interessato a darti un consiglio, un’opinione, a vedere se hai talento o meno. Sembra quasi che i ‘più grandi’ non vogliano che tu lo abbia, come se non ci fossero abbastanza fogli, o tastiere, su cui scrivere. Come se scrivendo bene tu, togli spazio a loro. Non è come negli anni venti, o in generale in passato, in cui gli autori si incontravano nei caffè e condividevano, in cui qualcuno diventava il mentore dell’altro, in cui i maestri condividevano con gli apprendisti fino a trasformarli in colleghi. Eppure con i social network è molto più facile. Ma niente. Nessuno ti legge, e i pochi che ti rispondono ti dicono sempre la stessa frase: ‘non ho tempo’. Siria, che per campare fa altri tre lavori, invece ha tempo di leggere le cose che le mandano i suoi amici.   Quindi non torna. Allora le chiedo se si è pentita, forse era meglio continuare a fare l’attrice. Si mette a ridere, facendo penetrare la sua voce rauca e romana nei miei timpani e facendo ridere anche me. In effetti, niente è facile. Non è facile fare lo scrittore, la cantante, il medico, l’avvocato, l’insegnante, l’imprenditore, l’operaio, l’infermiere, l’agricoltore, il poliziotto, il veterinario. Mi perdo mentre fa il suo elenco, che interrompe solo per mordere quello che sta mangiando mentre mi parla, forse dei crackers, e penso alle persone che conosco in America e che lavorano in quello per cui hanno studiato. Chi ha studiato design fa l’art director, chi ha studiato medicina fa il medico, chi ha studiato produzione lavora in produzione, chi ha studiato teatro fa l’attore di teatro senza dover invitare parenti e amici per riempire la sala, chi ha studiato legge fa l’avvocato. Penso ai miei amici in Italia, veterinari che fanno i commessi, chi ha studiato marketing che fa la cassiera al cinema, chi ha fatto contabilità che fa assistente in piscina ai bambini, chi ha fatto scienze della comunicazione che fa la segretaria, chi ha fatto legge e lavora nella moda, chi ha fatto moda che lavora in un pub. Sono veramente poche le persone che conosco in Italia che fanno un lavoro collegato al loro percorso di studio, figuriamoci se è facile diventare uno scrittore, un drammaturgo, senza fare almeno altri tre lavori. Sarà per questo che molti sono divorati da un’invidia sociale che trasforma normali cittadini in potenziali criminali armati di tastiera?  Perché non siamo soddisfatti? Leggono che una ragazza di trent’anni molla tutto per andare in America e cercare di realizzare il proprio sogno e sparano. Colpiscono, ogni lettera un proiettile. Primo colpo: CHISSA’ CHI LE HA DATO I SOLDI. Secondo colpo: FACILE CON I SOLDI DEL PADRE, senza pensare che magari quella un padre manco ce l’ha, che magari ha rischiato, lavora al nero o ha il permesso per lavorare e lavora, ha vinto un bando, aveva messo da parte soldi per comprare casa con uno che poi l’ha lasciata, glieli ha dati la nonna morendo, i genitori le hanno dato i soldi vendendo casa a via Ugo Ojetti e affittando un monolocale a Ponte di Nona, tanto ora sono solo in due. E poi via con gli spari a sangue freddo, quelli di chi legge solo i titoli di un post e non l’intero articolo. Gente, anche spesso adulta, che forse pensa che questi proiettili vadano a finire sullo schermo e non penetrino. Il fatto è che non siamo un paese che si muore di fame, ma nemmeno ricco. Non stiamo tutti sulla stessa barca, e Roma o Milano non sono come Nyc che si può fare il lavoro che si vuole e ricevere aumenti inaspettati perché si è bravi. Quindi ci arrabbiamo con gli altri, ci arrabbiamo con Saviano, Asia Argento, con chi scrive, con Chiara Ferragni che sí, povera non lo è stata nemmeno prima di diventare (più) ricca e per lei é stato più facile, ma l’invidia sociale non le toglie milioni di followers per darli a te. Torno ad ascoltare Siria, che ancora si lamenta. Ma lei non è un’invidiosa sociale, per questo mi auguro che ce la faccia. Ecco, ho appena trovato cosa chiedere a babbo Natale: che ognuno faccia ciò che lo rende felice, che i ‘vecchi’ aiutino i ‘giovani’, che gli infelici siano meno arrabbiati, che i felici più grati, che lo schermo intrappoli le pallottole, e che Siria non mi chieda cosa faccio a capodanno.

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