Attacchi di fame e … Felicità

Pensavo che la bilancia di New York non funzionasse, pensavo.

Pensavo fosse un problema di libbre, che convertite in chili non danno proprio lo stesso risultato, pensavo.

Pensavo che i jeans che facevano fatica a salir su, oltre i fianchi, si fossero ristretti a causa dell’asciugatrice, pensavo. 

Pensavo che non è vero che superati i trent’anni il metabolismo si rallenta, pensavo.

Poi sono tornata a casa. Qualche giorno per rivedere la mia famiglia, i miei amici, le mie gatte, e ovviamente mangiare il gelato, la pizza bianca, le pizzette rosse, i supplì, la pala di pizza, il sushi senza spendere cento euro, la roba kinder senza spendere cento euro, cornetto e cappuccino senza spendere cento euro. Per pesarmi, per tranquillizzarmi, per dare finalmente ragione alle mie conclusioni. 

Pensavo di aver ragione. Pensavo. 

Invece no: le libbre convertite in chili (ovviamente) sono le stesse, i jeans si possono anche essere ristretti ma quelli che avevo nell’armadio di casa a Roma non hanno mai visto un’asciugatrice, eppure non salivano, e se, con forza, riuscivo a spingerli oltre la montagna, poi gli mancava l’ossigeno e volevano scendere. 

Mi sono guardata allo specchio, quello che mi ha visto arrabbiata, contenta, delusa, triste, carina, brutta, truccata, pallida, quello che mi ha visto di trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, sessantaquattroporcaputtx$%^#^%*&^YBY(* chili. Non potevo mentirgli, non mi avrebbe creduto.

“Sei ingrassata, stacce”, ha sentenziato. Non ho risposto, ho incassato, ho riflettuto, e ho realizzato che questo peso non lo avevo mai toccato. 

Credo che la felicità non sia uno stato d’animo fisso, credo che la felicità sia come un crampo allo stomaco, come ridere per una barzelletta, come un brivido di freddo, come rivedere una vecchia foto, come quando dopo l’inverno vedi il mare, come quando di inverno vedi la prima neve, come quando rientri a casa e la cena è pronta, come quando sei bambina e vai dai nonni,  come quando fuori piove ma tu sei a casa, come quando fuori piove ma tu sei a casa e  accendi il phon (so che in questo non sono sola). Credo, insomma, che la felicità si possa sentire in modo non costante, credo che arrivi in alcuni momenti e tu ci pensi e dici, il più delle volte in silenzio, ‘cavolo sono felice, sono proprio felice’. Ma poi non ci pensi più e vivi fino al prossimo ‘attacco di felicità’. 

E io ultimamente ne ho avuti tanti di attacchi di felicità, per quello mi si è aperto lo stomaco. Perché è quando sono triste che mi si chiude. E la tristezza, purtroppo, può essere costante. Il peso, invece, no.

Meglio in sovrappeso e contenta, quindi? No, meglio avere attacchi di felicità senza cedere agli attacchi di fame, quindi DADOMANIDIETA.  Ma senza fretta, e senza odiarmi. Perché quando c’è una qualunque condizione che ci infastidisce, ce ne è sempre un’altra ad essa collegata che ci rende contenti. C’è sempre un aspetto positivo in una condizione negativa, c’è sempre un attacco di felicità in un periodo triste.

E alle brutte, alle brutte brutte, se non c’è, c’è sempre la foto di Rihanna col vestito rosso prima e dopo. (E, secondo me, è meglio il dopo).

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