Ciao Natalie, vedrai che dopo starai meglio.

Venerdì sera, sulla metro G. É tardi e sto tornando a casa quando noto una giovane coppia italiana. Lui ha dei jeans blu, dei mocassini beige con i lacci, una camicia bianca e un gilet di lana blu con i bottoni marroni. Lei ha delle calze color carne, delle sneakers bianche, una minigonna con lustrini lilla, un bomberino nero, mi sembra. Avranno avuto 25, massimo 28 anni. ‘O vivono qui, o stanno festeggiando Halloween’, penso, guardando il look della ragazza. Parlano italiano, ma non riesco a capire bene di cosa. Però, sono attratta dai loro sguardi: lui guarda in basso e ha un sorrisetto strano, mi ricorda quello degli studenti che vengono interrogati dai professori e non sanno rispondere alle loro domande, beccano una ramanzina e mettono sulla faccia quel sorrisetto lì. Lei invece lo guarda dritto, da dietro ai suoi occhioni scuri. Mi ricorda Natalie Portman in Closer, quando viene lasciata da Jude Law sul bordo del divano. Forse per loro, parlando in italiano, quel vagone di metro ha la stessa intimità di un salotto di un piccolo appartamento. Ma io sono lì, e non posso fare a meno di avvicinarmi e cercare di capire di cosa parlino. Più mi avvicino, più mi batte forte il cuore. Ma per loro non esisto, perché lo sguardo di lei é tutto per lui e quello di lui tutto per la carta di M&Ms gialla abbandonata per terra chissà da chi. Ora posso sentire tutto: 

Lei: cosa vuoi fare?

Lui:

Lei: ti prego, almeno rispondimi.

Lui: che ti devo dire? Non lo so.

Lei: mi puoi guardare? Per favore. Ti prego.

Lui: 

Lei si va a sedere. Dopo poco lui la raggiunge e le si siede accanto, guardando ora un centesimo di penny di rame davanti ai suoi piedi. Lei si volta verso di lui. Io riesco ancora a sentirli. Il mio cuore si velocizza.

Lei: la vuoi continuare questa storia?

Lui: 

Lei: ci tieni ancora a questa storia? 

Lui:

Il mio cuore corre.

Lei continua a guardarlo.

Lui: non lo so.

Io penso di essere già arrivata a Metropolitan, la mia fermata, ma siamo ancora a Nassau. Scendo e risalgo. Il cuore quasi mi esplode. Ma perché? É perché mi ricorda un dolore? Perché vorrei prendere lui per i capelli e dirgli almeno di guardarla, solo di guardarla mentre non trova il coraggio di dirle che ‘non lo so’ è sempre un ‘no’ senza le palle? Poi faccio due passi verso di loro e socchiudo le labbra. Il cuore quasi prende il volo, batte talmente forte che mi fa sentire caldo alla nuca, poi alle orecchie, poi alla testa tutta. Voglio dirle che è bella, che mi ricorda Natalie Portman mentre lui mi ricorda un ragazzino che non ha studiato, voglio dirle che é figa, anche se é vestita di merda e quelle calze color carne con le sneakers bianche non si possono guardare. Ma invece lei sì, lei sì che si può guardare perché ha degli occhi belli e potenti. Voglio dirle che non se la deve prendere con me se le dico questo, ma credo che debba mollarlo, perché lei ha un’anima che vola, si vede, quella di lui ancora striscia. Voglio dirle che anche se ora le sembra che il mondo stia finendo, che non vorrà scendere da quella metro forse per il resto della sua vita, poi troverà la fermata giusta, delle mani invisibili che la spingeranno lentamente poggiate ai suoi reni e la accompagneranno fuori da quel vagone, voglio dirle che non c’è posto migliore al mondo di dove é lei ora, per lasciarsi, perché qui non si é mai soli, anche quando lo si è completamente. Voglio dirle tutto questo e molto altro ma poi mi fermo. Piano piano serro le labbra e sento il calore diminuire e scendere dalla testa ai piedi. Conosco bene quelle sensazioni, e se avessi parlato avrei fatto un favore a lui che avrebbe detto ‘Hai visto? E’ il destino!’. E lei mi avrebbe odiato, e lei si sarebbe odiata. A certe cose ci si deve arrivare da soli. Ecco Metropolitan. Mi fermo sulla soglia tra la piattaforma e il vagone e li guardo ancora una volta. Lui ha sempre il sorrisetto sulla faccia, lei gli occhi lucidi. Ora entrambi guardano il penny di rame.

Photo by Kevin Lee 

2 risposte a "Ciao Natalie, vedrai che dopo starai meglio."

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