Otto Marzo 2020

Questa mattina mi sono svegliata e il mio cellulare era pieno di messaggi di auguri per la festa della donna. E’ stato come risvegliarsi da un lungo sonno. E chi se ne era accorto che siamo già all’otto marzo? Io no, che qua non ci sono le mimose. Vicino casa mia, a Roma, c’è un grande albero di mimose che si veste di giallo già quando noi umani ci vestiamo da qualcos’altro per carnevale, anche se quest’anno meno, anche se quest’anno sarà stato sottotono. Scrivo ‘sarà’ perché non so come è stato … Io non c’ero.

Questa mattina sono nostalgica. Di solito sono le mimose di villa Pamphili che mi avvertono che la bella stagione sta tornando, ma quest’anno è diverso, è un po’ come saperlo ma poi dirsi ‘sì, ma tanto’… Sarà questo virus che ci divide, che acuisce la rabbia, la paura di chi non conosciamo.

E poi sono nostalgica perché il volo di mia mamma è stato annullato e chissà se mi faranno arrivare almeno il pacco con l’olio d’oliva di zio che ormai ho quasi finito, con gli assorbenti italiani che costano un quarto e sono migliori, le lenti a contatto, il parmigiano stagionato oltre 36 mesi, l’unico formaggio che ormai posso mangiare. E pensare che, già molto prima che ne parlasse Trump, avevo pianificato per mamma una quarantena atta alla realizzazione di decine di teglie di lasagne da congelare… Altro che il Met. Lo prenderò come un segno del destino per continuare la dieta.

Sono nostalgica ma dura un attimo, perché se guardo fuori sono felice anche se non ci sono le mimose, anche se non ci sono tutte le donne speciali che conosco che forse non avrei potuto comunque festeggiare abbracciandole. Sono dove sarei voluta essere e dove sognavo di essere quando da piccola mi incantavo davanti ai film.

E allora penso che così come non sappiamo più nulla di tante cose che sembrava stessero causando la fine del mondo, magari presto non sapremo più nulla nemmeno di questo virus che non solo non ci fa abbracciare, ma spinge i razzisti a esserlo ancora di più, spinge gli italiani del sud contro quelli del nord, gli occidentali contro gli orientali, il nord Europa contro il sud di Europa. Strano eh? Non c’è niente di più democratico di questo virus ed è così evidente che dobbiamo essere ciechi per non vederlo. Spero ci insegni almeno che possiamo crederci diversi quanto ci pare, ma non lo siamo e lo ha capito anche una ‘cosa’ senza cervello che è talmente piccola che nemmeno si vede. Mi auguro che la distanza fisica sveli una vicinanza e una equivalenza esistenziale a tutte le latitudini e longitudini del pianeta. E che tutti capiscano che alla fine, puoi incazzarti quanto ti pare ma sei esattamente come quello dall’altra parte della strada. Che abbia o meno un albero di mimose.

Pic by Florencia Lewis

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